Anno 1992, esce "C.S.A.R. - Cosa succederà alla ragazza" di Lucio Battisti, il quarto "bianco" nato dalla collaborazione con il poeta e paroliere Pasquale Panella.
I Cantautori Italiani secondo me: note, pensieri ed emozioni in ordine sparso sulla storia della canzone d'autore italiana
lunedì 8 marzo 2021
Però il rinoceronte - Lucio Battisti e Pasquale Panella
sabato 13 febbraio 2021
Alla fiera dell'Est e Chad Gadya - Il talento filologico di Angelo Branduardi
Chad Gadya, tradotto letteralmente come "L'unico capretto", ha una struttura ciclica, nella quale si iterano i destini di vari personaggi, uno per ogni strofa, ciascuno collegato alla strofa precedente.
Il tema principale racconta di un padre che acquista un capretto per due zuzim (due denari d'oro, molto significativi a livello simbolico), e nelle varie strofe si susseguono il gatto che si mangia il capretto, il cane che morde il gatto, il bastone che picchia il cane, e così via. Tale ciclicità è stata oggetto di innumerevoli interpretazioni, su cui si sono espressi anche molti rabbini e studiosi biblici.
lunedì 1 febbraio 2021
La pioggia di Filippo Clary feat. Niccolò Fabi
Una nuova collaborazione per Niccolò Fabi. Nuova per modo di dire, perché Filippo Clary e Niccolò, come ha raccontato il cantautore romano in un recente post su Facebook, si conoscono da tempo. Peraltro a Riccardo Clary, fratello di Filippo e personaggio notissimo della discografia italiana (Virgin, EMI, etc.), dobbiamo molto, in quanto fu lui nel 1996 a tirare fuori dal cappello della Virgin l'esordio discografico di Niccolò Fabi con l'album "Il Giardiniere", contenente "Dica" e "Capelli".
Ascoltando "La pioggia" si ha l'impressione di fare un salto indietro nel tempo: riemergono alcune sonorità che in qualche modo ricordano "La cura del tempo", ma con finiture che ne attualizzano il contenuto musicale, evitando così un possibile effetto nostalgia. Testo e musica sono di Filippo Clary, già fondatore del gruppo nu jazz dei "Gabin". Per lui si tratta del primo album da solista, e soprattutto del primo brano interamente in lingua italiana.
Ci ha pensato probabilmente Niccolò Fabi a lavorare di lima e scalpello sul testo di "La pioggia" scritto qualche anno fa da Clary, e così la canzone si colloca perfettamente nello spazio e nel percorso di Niccolò, in linea con le sue precedenti produzioni e con l'ultima "Tradizione e tradimento" (2019).
Leggendo il testo viene in mente il singolo "Il tuo ricordo" recentemente pubblicato da Samuele Bersani e incluso nell'album "Cinema Samuele". I temi ricorrono molto spesso di questi tempi: la voglia di cambiare, il timore di abbandonare un percorso già tracciato, il passato e i ricordi con cui fare i conti, e che rischiano sempre di lasciarci fermi a guardarci indietro.
In un momento come quello odierno è difficile vedere la luce diretta del sole di fronte a noi, vale quindi la pena provare a entrare nella pioggia e scorgere qualche sprazzo di sole riflesso nelle singole gocce.
sabato 5 dicembre 2020
Claudio Baglioni - In questa storia che è la mia (ma anche la nostra)
E' tornato, con un quasi concept album di 24 tracce, suonato e prodotto con i collaboratori di sempre: Paolo Gianolio, Danilo Rea, Gavin Harrison, e così via. Dice Claudio che questo è "Un album in costume d'epoca", e ci gioca su da tempo, già dal periodo di promozione prima del lancio ufficiale, quando sottolineava che questo sarebbe stato un album suonato dalla prima all'ultima nota. È più che ovvio che da un Claudio Baglioni non ci saremmo mai aspettati un album "non suonato", magari infarcito di suoni elettronici e sintetici, tantomeno un album, non so, trap, come scherza anche Michele Monina nella sua bellissima recensione. Ma si prova ugualmente stupore nell'ascoltare "In questa storia che è la mia", perché è un lavoro curatissimo, confezionato da un artista che ci tiene veramente tanto al suo pubblico, che non intende più stupire a tutti i costi e nemmeno crogiolarsi negli arzigogoli sintattici o in arrangiamenti sopra le righe. Stavolta la storia di Claudio, per osmosi, si lega con la nostra storia, quella del suo pubblico, per noi che lo seguiamo oramai da una vita intera, e con lui abbiamo attraversato gli anni - i "più belli" ma anche i meno belli - con in testa sempre il pezzo di canzone giusto per ogni momento. Così, quella specie di nemesi storica del Claudio degli ultimi 20 anni, sempre più distante, impenetrabile, labirintico e ridondante ai limiti del ridicolo, viene elaborata e metabolizzata da questo lavoro, che se da un lato è diretta emanazione di quel tortuoso percorso, dall'altro ripesca a piene mani nel passato dell'"age d'or" baglioniana, quella che va da "Strada facendo" (1981) a "Io sono qui" (1995).
I riferimenti a "Strada facendo", 40 anni dopo, sono molteplici, dai brevi interludi autobiografici al remake molto autoironico di "Via" con il nuovo brano "Reo confesso". Gli arrangiamenti di Celso Valli funzionano benissimo con la voce "nuova" di Claudio, anzi, funzionano più ora, al cospetto di quelle frequenze più ruvide, che ai tempi di "La vita è adesso".
Tra i momenti più efficaci menziono, a titolo del tutto personale:
- Come ti dirò: riecheggiano le sonorità di "Fammi andar via" o di "Tienimi con te". A mio parere potrà diventare un nuovo classico nel repertorio baglioniano.
- Quello che sarà di noi: qui siamo più vicini al clima sonoro di "Oltre". Efficacissimo l'uso del flicorno nel restituire un'atmosfera di grande intimità (sembra fare un po' il verso alle sonorità del guitar synth di Pat Metheny), e il giro di basso nell'inciso.
- Altrove e qui: nel ritornello cita un po' Georg Friedrich Haendel (la Sarabanda della colonna sonora di Barry Lindon di Stanley Kubrick), me n'ero accorto già quando questo tema venne usato per la presentazione delle serate live "Al centro" di Verona nel 2018. Ora il tema si è sviluppato ed è diventato un brano in quello stile epico e corale alla Baglioni per cui ho da sempre un debole ("Le vie dei colori", "Di là dal ponte", etc.).
- Le versioni acustiche, su tutte quella di "Io non sono lì" che - lo ammetto - all'uscita un mese fa non mi piacque affatto, ma in acustico con pianoforte Rhodes e voce ne esce assolutamente impreziosita.
Eccolo qua, Claudio Baglioni, un quasi settantenne con un passato così gigante a cui è tanto difficile tenere testa, un quasi settantenne che ancora si emoziona da bravo figlio unico a parlare dei suoi genitori, delle sue origini umbre, della sua storia tutto sommato "normale", un quasi settantenne che ama ancora mettersi in gioco, in questo tempo in cui il cantante considerato più rivoluzionario se ne esce con un album di canzoni di Natale, e tutte le classifiche musicali sono dominate da fenomeni non musicali. Grazie di tutto, Claudio.
giovedì 26 novembre 2020
Il fascino mistico di "Il sole nella pioggia" di Alice
venerdì 18 settembre 2020
Harakiri - Di Samuele Bersani
Nella cultura tradizionale giapponese il termine "Harakiri" (o più propriamente il "Seppuku") si riferisce al suicidio rituale, "privilegio" riservato alla sola casta dei Samurai, ad espiazione di una colpa o semplicemente di una situazione di disonore.
E' importante partire dal significato della parola che dà il titolo al nuovo singolo di Samuele Bersani (che anticipa l'album "Cinema Samuele" in uscita il prossimo 2 ottobre 2020), perché quella parola dà un senso all'intero testo: un testo ermetico, ma non privo di un genuino humour, intriso di simbologia che strizza l'occhio anche al linguaggio della psicanalisi. O almeno, questo è ciò che vi ho trovato con la mia lettura che, è sempre bene ammetterlo, non ha alcuna pretesa di oggettività.
Nell'harakiri c'è l'estremo sacrificio, che nella cultura occidentale ha anche assunto eufemisticamente il significato di evirazione, pertanto di castrazione; contemporaneamente però un autore come Yukio Mishima lo definiva atto di "masturbazione estrema".
L'accidentato e stralunato percorso del protagonista della canzone muove da un cinemino parigino a luci rosse (in cui dovrebbe essere compiuto l'estremo gesto, se non fosse per la trama e i dialoghi del film che distolgono le sue attenzioni) e attraversa spazi che ben identificano lo status di emarginazione e degrado. Sono i dettagli che arricchiscono la poetica del brano: una baracca che diventa astronave appoggiata su due pietre; l'aragosta nella busta; il fornello tenuto in bilico con un ombrello; le bestemmie di marmo.
Poi la trasformazione, la rinascita, che però arriva dopo una serie di giorni infelici, e si può dedurre che essa sia conseguenza di qualcosa, forse proprio dell'atto che dà il titolo al brano. Cinematograficamente parlando diremmo che questo sia un "plot twist", in cui il protagonista, vestito di bianco (colore di purezza e di rinascita), diviene "lucciola in mezzo a un black-out", e il cielo si apre "a serramanico come se spalancasse un sipario (il serramanico meccanismo di apertura di un coltello da aggressione, notare come funziona bene il contrasto). Siamo pertanto nella sfera della finzione (ce lo fa capire anche il finale del videoclip ideato da Pacifico e girato da Giacomo Triglia), e probabilmente, del sogno, forse un sogno nel sogno.
